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title: Raccontare un brand, creare un universo narrativo
description: "Dal marchiare le mucche all'entrare in un Apple store: del perché creare un brand non è differente da raccontare un'unica, grande storia."
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# [Raccontare un brand, creare un universo narrativo](https://www.domino.it/it/blog/raccontare-un-brand-creare-un-universo-narrativo)

 Scritto da [Davide Battisti](https://www.domino.it/it/blog/author/davide-battisti) | 13-apr-2022 9.49.13

“L’ultima moda (in Inghilterra)? Il branding: marchiarsi a fuoco” recita il [Corriere della Sera](http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_28/pelle_marchiata.shtml). “**To brand**”, tornato alla sua origine etimologica, quando la parola utilizzata adesso come “**griffe**” si riferiva al **marchiare le proprie bestie per distinguerle dalle altre**.   
Una questione di riconoscibilità: anche in italiano, la “**marca**” era il **segno di confine** utilizzato nel Sacro Romano Impero per separare le proprie terre da quelle altrui: *questi siamo noi, questi siete voi*.

**Un nome, un simbolo, o una combinazione di entrambi: questi elementi definiscono oggi un brand**. La coerenza interna ed esterna con cui si presentano è garanzia della loro **riconoscibilità**: non posso confondere il cavallino Ferrari con quello Mustang, o i quattro cerchi Audi con il simbolo delle Olimpiadi. *Sono due storie differenti*.

Potere alle storie: un luogo con forte coerenza interna è ciò che nel mondo della narrazione è definito un “**universo immaginario**”. È un **mondo coeso e distinto**, **unico nel contenuto e nel contesto** rispetto alle storie che si è soliti conoscere, che serve come **ambientazione per serie di opere narrative**.

La **coerenza interna di un mondo immaginario**, e la sua **riconoscibilità**, **è data dalle regole che lo governano**: in Harry Potter la magia è parte della vita quotidiana, lo sappiamo tutti. “Impossibile - che baggianata”, è la prima risposta degli adulti, che poi sospendono l’incredulità per immergersi in questo mondo narrativo grazie alla stretta organizzazione che la Rowling ha dato al suo universo. I maghi ci sono, ma vivono nel loro mondo, hanno le loro scuole, le loro regole, e i loro problemi di ogni giorno.

Non importa se inizio a scoprire questo universo dal primo libro della saga di Harry Potter, o dallo spin-off in uscita in questi mesi “Animali fantastici e dove trovarli”: se i maghi convivono con noi babbani ma si nascondono, allora è l’universo creato dalla Rowling.  
Una buona narrazione crossmediale funziona così: **non importa il punto di contatto con cui vi entro, ne uscirò sempre soddisfatto perché avrò sempre ricevuto un’esperienza (una storia) completa**.

Per questo motivo, **più un brand è capace di fornire esperienze complete e uniche**, **più rimarrà scolpito nella mente di un individuo**. Quando entro in un Apple Store l’unica cosa che vedo è il prodotto, quando apro il sito Apple la prima cosa che vedo, è il prodotto, quando acquisto da Apple, il prodotto definisce anche la forma della confezione con cui mi viene recapitato. Nulla è superfluo, tutto è incentrato sulla funzionalità e il design del prodotto. Per questo, di frequente, l’utente Apple descrive la sua esperienza “tutta un’altra storia”: *think different*.

Raccontare un brand è raccontare tanti piccoli pezzi di storie a se’ stanti, che si riferiscono sempre a uno stesso universo narrativo: per realizzare una buona narrazione crossmediale **è necessario che ognuna di queste storie lasci un senso di compiutezza all’utente che ne fa esperienza**. Più le regole che governano queste storie sono stringenti e coerenti tra loro, più ho garanzia della riconoscibilità e credibilità dell’universo a cui si riferiscono: **sono disposto a credere alla promessa che il brand mi sta facendo**, **a** **sospendere la mia incredulità e proiettarmi nel suo *immaginario***.

L’accezione di “To brand” divisione possessiva (*mio-non tuo*) oggi ha perso: ciò che prevale è l’appartenenza. Anche io voglio far parte del vostro territorio, del vostro suggestivo immaginario, del vostro branco.

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