Cyberbullismo da Tredici a Br-uno l'intelligent assistant Domino.

Cyberbullismo da Tredici a Br-uno l'intelligent assistant Domino.


Thirteen reasons why, o semplicemente Tredici per il pubblico italiano, è una serie originale Netflix incentrata sul tema del bullismo che racconta la vita nei licei americani e le vicende di un gruppo di adolescenti scaturite dal suicidio di una studentessa: Hannah Baker.

Hannah prima di togliersi la vita incide 7 nastri per spiegare le ragioni che l'hanno portata a questo gesto estremo, lasciando ai responsabili che ha individuato e ad altri coetanei il compito di far girare le audiocassette, affinché tutti conoscano la sua storia.

La serie ha riscosso un notevole successo di pubblico per il suo modo realistico di affrontare temi delicati come il suicidio, la violenza sessuale e il bullismo, mostrando al pubblico quanto spesso da una singola azione compiuta senza riflettere possa scaturire una serie di eventi sempre più gravi. Il problema del bullismo è riconosciuto nel dibattito pubblico e certificato da dati preoccupanti: si stima che nella fascia di età che va dagli 11 ai 17 anni un adolescente su due sia stato vittima di episodi simili.

Certi dati spingono ad agire anche noi di Domino: a fine articolo potrai incontrare la nostra personale risorsa contro il bullismo, Br-Uno, intelligenza artificiale in finale al premio Watson Build Challenge organizzato da IBM. Per degli appassionati di serie TV come noi, Tredici non poteva che diventare ispirazione anche nel lavoro, in particolare quando mira a risolvere un problema comune come il bullismo.

Rivolgendosi a un pubblico trasversale composto - a differenza delle aspettative iniziali - sia da adulti che da adolescenti, la serie lancia un messaggio di aiuto a chi può sentirsi coinvolto da queste problematiche, anche solo come spettatore: non bisogna mai sottostimare o peggio ancora ignorare i campanelli di allarme. Ecco gli altri insegnamenti che abbiamo appreso dalla serie:

 

Tutti quanti hanno una storia.

 

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La scelta narrativa di dedicare ad ogni personaggio un nastro mostra come difficilmente possiamo conoscere la vita di un individuo limitandoci solo alle apparenze: approfondire la storia di una persona significa porsi in ottica di ascolto, cercare di stabilire una relazione di empatia, provare a mettersi nei suoi panni. Dietro a un semplice sorriso come quello di Hannah possono nascondersi paure e insicurezze da sconfiggere insieme.

Non sempre una persona depressa si identifica come tale

Spoiler alert: saltate questo paragrafo se ormai siete coinvolti nella faccenda e programmate un binge-watching della serie il più presto possibile.

 

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È spiazzante come a fine serie le vicende precipitino vertiginosamente verso atmosfere più cupe e tristi (complice anche l'escalation negativa degli eventi). Hannah non è riuscita a dare un nome alle sensazioni che provava fino all'ultimo giorno, fattore che le ha impedito di cercare aiuto nei rapporti sani con le persone che tenevano a lei. Anche aiutare una persona a identificare ciò che sente può essere un punto di partenza per offrirle un sostegno.

Non è semplice rapportarsi con gli adolescenti

 

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A volte pensiamo di capirli, ma non è così. È difficile stare al loro passo, in particolare quando il bullismo si fonde con tecnologie con cui non siamo confidenti. Il cyberbullismo coinvolge l'identità digitale, strettamente collegata a quella del mondo reale: nonostante rientrino nella categoria dei "nativi digitali" e vantino conoscenze di queste nuove piattaforme, gli adolescenti fanno purtroppo fatica nello scindere la loro vita online da quella fisica, col risultato di soffrire e provare forte ansia per eventi che esistono soltanto in rete. (Attenzione, altro spoiler:) Il punto di distacco e incomunicabilità tra Hannah e i propri genitori è uno degli elementi cruciali nell'evolversi delle vicende, ma anche in altri rapporti madre/padre e figlio nella serie siamo soliti osservare incomprensioni e non-detti, abissi incolmabili che lasciano i ragazzi da soli con le loro paure.

 

Il problema del mancato dialogo è il tema di fondo della serie e una preoccupazione che affligge anche noi in Domino. In occasione del Watson Build Challenge 2017 organizzato da IBM abbiamo infatti ideato e realizzato una forma di intelligenza artificiale con lo scopo specifico di aiutare le possibili vittime di bullismo in primis a identificare questa condizione e in seguito a compiere i primi passi per uscirne. "BR-uno", questo il nome dell'AI, è la prima forma di contatto: ascolta e dialoga con i ragazzi informandoli del modo corretto con cui esporre il problema agli adulti, o indirizzandoli verso linee di ascolto con operatori reali.

L'intervento di "BR-uno" non mira in nessun modo a sostituire quello umano, ma si pone l'obiettivo di cogliere un primo segnale dai ragazzi non ancora pronti a dialogare con i propri genitori o altre persone di fiducia: il suo dichiararsi intelligenza artificiale vuole sgombrare il campo da imbarazzo e paura del giudizio.

 

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Il progetto è alla fase finale europea della Challenge, dopo aver superato la selezione nazionale: se volete conoscere come procede il suo cammino seguiteci e fate il tifo per noi sui nostri social!

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